La “dolce” morte

So perfettamente che l’argomento che sto per trattare e’ estremamente delicato e fonte di battaglie etico-filosofiche estremamente accese. Ma ho la necessita’ di esporre la mia opinione in merito a questo argomento spinoso. La medicina non e’ una scienza esatta, come giustamente mi fu’ detto una volta da un illuminato medico di mia conoscenza, in particolare modo quando si parla del cervello e delle sue funzionalita’, la medicina e’ ben lungi dal possedere un quadro chiaro e senza dubbi. Il cervello e’ attualmente poco conosciuto, quindi mi chiedo con quale arroganza i medici possano affermare con assoluta certezza che una persona in stato vegetativo, sia priva di qualsiasi sensazione ed emozione. E con quale identica arroganza un giudice possa decidere del destino di una persona, di farla morire di fame e sete, di decidere che quella vita e’  terminata e non ha piu’ senso? Da quando un essere umano e’ in grado di decidere se la vita di un’altro ha senso, e quando e come deve terminare questa vita? Sono perfettamente cosciente che per i familiari di queste persone e’ immensamente gravoso assistere giorno dopo giorno a questo spettacolo. Una vita che sembra trattenuta, un’immutabile e triste susseguirsi di cure verso un corpo a torto ritenuto spento. Pur non volendo sfociare in elucubrazioni di tipo religioso, mi fa’ davvero paura mettere nelle mani di un solo uomo il destino di una vita.

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